
La Thuile
Il carbone è l’oro nero
Nel 1926 i giacimenti di carbone di La Thuile vengono acquisiti dalla Società Ansaldo Cogne, divenuta nel 1929 Società Anonima Nazionale Cogne, e la miniera si espande. Il complesso delle gallerie di estrazione, disposte su diversi livelli, permette di estrarre materiale in grande quantità, portato all’esterno su trenini dimensionati per gli spazi della miniera, sminuzzato sul posto e movimentato su distanze maggiori grazie a moderne teleferiche. Laveria, forgia, lamperia e locale compressori lavorano a pieno ritmo, con minatori specializzati nelle varie mansioni.
Lo sfruttamento, da locale e artigianale, passa a un utilizzo su base industriale. Il processo produttivo verticale integrato prevede l’estrazione del minerale di carbone a La Thuile, il suo trasporto per mezzo di un trenino fino ad Arpy e quindi, con la teleferica, a Morgex, dove viene trattato e trasportato ad Aosta, via ferrovia, per essere utilizzato negli altiforni della Cogne, l’industria siderurgica collegata all’Ansaldo di Genova.

Con la fine degli anni ’30 viene ultimata gran parte del villaggio minerario del Villaret, che viene inaugurato nel novembre del 1938. Oltre ai locali tecnici a servizio del processo di estrazione, la Cogne edifica le case operaie, l’infermeria e gli uffici. L’abitato di La Thuile si trasforma: si estende nella valle del Ruitor, dove prima c’erano solo pascoli. Prima di allora l’urbanizzazione terminava al Bathieu, dove sorgeva il castello dei Chatelard.
Durante la Seconda guerra mondiale il complesso minerario si espande ulteriormente, con l’edificazione provvisoria di un campo di prigionia per prigionieri di guerra, in prossimità dell’imbocco della galleria principale del Villaret. Un reticolato, sorvegliato da un corpo di guardia, circonda dormitori, refettorio, prigioni e una piccola infermeria. Dopo la sua chiusura, il campo ospita le famiglie dei minatori che, in massa, arrivano a La Thuile in quel periodo da ogni parte d’Italia.
I baraccamenti di pera Carà
Prima guerra mondiale
Già durante la Prima guerra mondiale si ha notizia che oltre 50 prigionieri di guerra sono impiegati nel lavoro delle miniere. Nel 1918 “ai 31 prigionieri di guerra è riconosciuta una mercede di poco inferiore a un terzo di quella dell’operaio normale, ossia lire 2,40 a giornata. Facendo un calcolo per difetto si giunge a stabilire che, alla fine del primo conflitto mondiale, i prigionieri di guerra che trovano impiego nelle miniere di antracite di La Thuile ammontano a circa un centinaio di unità. Essi sono custoditi da personale militare e ospitati presso appositi baraccamenti in regione Villaret”.
Purtroppo non si hanno altre notizie: non si sa dove fossero alloggiati, né dove sorgessero i baraccamenti appositi, ma la presenza dei prigionieri e il loro lavoro in miniera sono attestati sia nella prima sia nella seconda guerra mondiale.
Campo P.G. 101 Porta Littoria – Seconda guerra mondiale
L’insieme degli edifici che sorgono nella zona del Villaret nasce fra il 1941 e il 1942, quando la Cogne, “per esigenze di carattere eccezionale, ha dovuto intraprendere la costruzione di baraccamenti per l’alloggiamento dei prigionieri di guerra, degli operai militarizzati provenienti dall’esercito e del personale militare di vigilanza al campo di concentramento per prigionieri”, i quali lavorano nella miniera.
Il progetto edilizio risale al novembre 1941 e la richiesta di concessione viene presentata dalla Società Cogne al Comune di La Thuile il 28 maggio 1942. Dal documento si evince che le costruzioni sono “in parte eseguite e in parte da eseguire. […] Sono baraccamenti a carattere provvisorio, elevati a un solo piano fuori terra, e risultano costruiti in legname, con pareti rivestite in lastre ‘Eraclit o Populit’ dello spessore di cm 2, intonacate, con tetto coperto in tegole marsigliesi su ossatura in legname.”
Il campo è costituito dai dormitori, dal refettorio, dalle prigioni e da una piccola infermeria all’interno del reticolato, nonché dall’edificio per il corpo di guardia, gli uffici e gli alloggi del Comando, dei sottufficiali e dei militari di truppa.
Da documenti di archivio militare si evince che si tratta del campo per prigionieri di guerra denominato Campo P.G. n. 101, Porta Littoria. Non si conosce la data esatta di apertura, ma il 1° marzo 1942 vi sono internati 250 prigionieri di guerra ex jugoslavi: più precisamente 131 serbi, 113 montenegrini e 6 italiani annessi. Nei mesi successivi la numerosità e la provenienza restano costanti.
Il Campo P.G. n. 101 è un campo di lavoro obbligatorio in miniera, che viene chiuso l’8 agosto 1942 “a seguito del cessato impiego di mano d’opera dei prigionieri di guerra presso le miniere della Soc. An. Cogne”.
Il villaggio dei minatori
Con la chiusura del campo di prigionia e la smilitarizzazione della zona, tra il 1943 e il 1944, i baraccamenti si animano nuovamente, ma questa volta di persone libere: sono le famiglie dei minatori, che trovano ospitalità fra queste mura leggere e precarie fino agli anni Sessanta.
Arrivano dal Veneto, dal Bresciano, dal Bergamasco, dal Piemonte, ma anche dalla Calabria e dalla Sardegna. Si scaldano con il carbone e la legna, grazie alla stufa della cucina; la luce c’è a intermittenza; il primo bagno con vasca, lavandino, WC e boiler arriva solo nel 1955.
Una ventina di famiglie di operai e manutentori della miniera dà origine a un piccolo villaggio, dotato anche di servizi come un piccolo alimentari e una scuola per i bambini di prima e seconda elementare.
Il campo di prigionia diventa così un pezzo di paese e, anche se poco confortevole, ospita gli immigrati che arrivano a La Thuile e occupano tutti gli spazi abitativi disponibili.
La casa per ferie Padre Kolbe
Alla chiusura delle miniere, nel 1966, il villaggio si spopola e poche famiglie rimangono ancora ad abitare le fredde stanze delle baracche. Alla fine degli anni ’60 alcuni frati francescani di Pesaro, guidati da fra Corrado, intravedono nell’ex villaggio il luogo ideale per organizzare soggiorni estivi dedicati alle famiglie della loro parrocchia.
Cominciano così i lavori, che intervengono man mano sulle strutture: vengono sostituiti i tetti in cotto con coperture in lamiera, portato il riscaldamento centralizzato nelle baracche e garantita la fornitura di energia elettrica agli edifici.
Un centinaio di persone, distribuite in turni di due settimane, trascorre le vacanze estive in quella che viene chiamata “Casa per ferie Padre Kolbe”. Il refettorio e gli uffici amministrativi si trovano invece nella vicina palazzina che ospitava gli uffici e la direzione dell’Ansaldo Cogne.
I soggiorni estivi proseguono fino alla fine degli anni ’90.